La vertebroplastica e la cifoplastica sono procedure minimamente invasive (iniezione di materiale nella vertebra in anestesia locale) utilizzate per trattare le fratture vertebrali, offrendo significativi benefici clinici: riduzione /scomparsa del dolore e miglioramento della mobilità e quindi della qualità di vita del paziente. L’indicazione per eseguire questi trattamenti è la presenza di dolore invalidante con rischio di sindrome da immobilizzazione o la scarsa tollerabilità a farmaci antidolorifici (FANS, COX2, oppioidi). Il dolore deve essere causato dall’edema osseo dovuto alla frattura e non da altre cause. Per selezionare i pazienti è necessaria una RMN dorsale e lombare con sequenza STIR e sarebbe utile un’inquadramento clinico-fisiatrico. La letteratura riporta che una percentuale variabile dal 9% al 20% dei pazienti trattati con vertebroplastica può andare incontro a nuove fratture in altre vertebre. Recenti studi indicano che l'uso di farmaci di seconda linea, come i bisfosfonati o il denosumab, può ridurre il rischio di rifratturazione nei pazienti anziani aspetto che sottolinea che fratture vertebrali da fragilità hanno un rischio intrinseco di successive frattura indipendente dal tipo di trattamento scelto (interventista o conservativo). Per mitigare il rischio di rifrattura, è fondamentale associare alle procedure interventistiche un adeguato trattamento farmacologico per l'osteoporosi, inclusi farmaci di seconda linea, e promuovere modifiche dello stile di vita che migliorino la salute ossea.
CHI DEVE ESEGUIRE UNA VERTEBRO/CIFOPLASTICA?
Scritto il 17/03/2025